L’uniforme ultima della fanteria, riga per riga, dal decreto

L’UNIFORME ULTIMA DELLA FANTERIA, RIGA PER RIGA, DAL DECRETO.

Di Millo Bozzolan - settembre 19, 2018

Sergente ritratto dal Paravia, museo Correr, munito di spada ricurva

Volendo far le cose per bene, gli strumenti ci sono, basta cercare o nell'archivio o in qualche libro affidabile che riporta i decreti del 1790. Vi riassumo qui quanto ho ricavato da un libretto prezioso, scovato nel lontano 2001 dall'amico marchesco Gabriele Riondato , che mi consegnò in fotocopia.
Oggi che il Veneto Real riparte con la marcia giusta, ho deciso di riproporvi, se qualcun altro volesse cimentarsi nel settore storico rievocativo quanto è scritto nelle prime pagine de "I Corsi nella fanteria Italiana" di F. Paleologo Oriundi, stampato nel 1912 a Venezia.

Avrete notato nel titolo il termine "Fanteria Italiana", questo perché i soldati professionisti venivano da ogni parte della penisola, compresa la Terraferma veneta, naturalmente, come appunto i Corsi, per tradizione, fin quasi alla fine del Settecento.
Nel Decreto del 2 giugno 1790 era prevista una uniforme di panno turchino (blu intenso) composta da una marsina (giacca con code) dei pantaloni uguali per l'inverno e di tela bianca d'estate, come il gilet.

Le dimensioni della giacca o marsina variavano: giacchetta corta con risvolti per la truppa, ampia tipo frac dal sergente in su come da illustrazioni eseguite dal capitan Paravia del rgt Treviso.
Bottoni: dorati per gli ufficiali, di ottone per la truppa.
"Li cappelli degli Alfieri Tenenti e Capitani Tenenti, saranno forniti di una rosetta (fiocco pendente) di seta oro e blu, affissa all'ala sinistra (del bicorno) con un'asola di seta nera". Quindi il sergente ne era privo e dall'acquerello del Paravia egli usava un bicorno senza il bordo gallonato con seta nera in uso agli ufficiali e aveva un fiocco invece della coccarda rotonda azzurra.

Il fiocchetto di seta pendente dal bicorno per gli ufficiali superiori (all'epoca stranamente per noi definiti "graduati") era invece posto ai due lati, dal capitano in su, ma per questo erano misti seta e oro per gli altri (sergente) Maggiore e Colonnello di soli fili d'oro. Chiaro, no?

I BORDINI DORATI DEGLI UFFICIALI SUPERIORI

Sui bordi dei gilet detti "camisiole" del Colonnello, Ten. colonnello e Maggiore compariva un gallone dorato più o meno largo a seconda del grado. Solo per loro eh!
Stesso criterio per i fiocchi per spada e bastone, ma rimando alla pagina dove è trascritto il decreto per intero.
Altra cosa prescritta per la truppa: un cinturino di pelle bianca reggeva il fodero della baionetta e una tracolla bianca il tasco o giberna per le cartucce. Il corto "palossetto" o sciabola ricurva chiamata dai francesi "briquet" era sparito, restava in dotazione solo al sergente.
Per il resto consiglio lo studio delle figure dipinte dal Paravia, speciee pr un esatto taglio delle uniformi.

Per quanto riguarda i granatieri, ve ne era una compagnia per reggimento (fonte Favaloro) ma scordatevi che girassero col colbacco di pelle d'orso in caserma, eh! Un mio conoscente ricercatore storico mi ha citato una sua ricerca in cui in una lettera d'archivio, si disponeva l'invio dei suddetti colbacchi a un drappello di granatieri, che dovevano accogliere una principessa austriaca della casa imperiale, in transito a Bassano. Essi in tempi normali avevano certamente lo stesso caschetto dei fanti. Sulla loro uniforme e su questo colbacco ornato solo da una granata di latta e da un pennacchio di piuma di struzzo rimando sempre all'illustrazione conservata al Museo Correr.

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