Il Patriarcato

«Giuro per la SS. Trinità, Iddio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, giuro per Sacrosanto Evangelo dei quattro Evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni, giuro per la SS. Croce di Cristo, sotto il qual Vessillo militiamo,
che da me disprezzati tutti i pericoli e per niente considerarli in qualunque modo mi si affacciassero, non tralascerò nessuna di quelle cose che a sostenere la Causa Cristiana e ad amplificarla sembrerà che convengano, e che lascerò la vita piuttosto che il mio popolo, che per il nome di Cristo affronta ogni pericolo, e serve così pronto e fedele alla Repubblica.
Così assieme a me giura il preclarissimo uomo Lorenzo Tiepolo, Prefetto di Pafo, così l’Eccellentissimo Astorre Baglioni, Comandante in capo di tutta la Milizia, così tutti gli altri fortissimi Prefetti dei quali non solo la faccia vedete, ma ancora di quelli di cui potete udire la voce.
Lodo, lodo Voi abitanti di Salamina, e con gratissime voci continuerò a chiamarvi uomini forti e di grande animo, Vi esorto con ogni mio potere, acciò persistiate nel parere in cui siete di difendere i vostri padri, le mogli e i figli, le case e la Patria vostra, di spargere il vostro sangue se occorresse per la difesa della Patria, di dimostrarvi attaccati al vostro Principe nel proteggere fortemente voi stessi e le cose vostre, di reprimere l’impeto e il furore de’ feroci nemici che non pensano che alla crudeltà, che alla strage ed a procurarsi innanzi agli occhi la distruzione dei Cristiani; finalmente di conservare alla nostra Repubblica quella Fedeltà che portate sempre con Voi.
Per queste ragioni mentre in ora si è celebrato il Sacrificio di Gesù Cristo e la Sacrosanta Eucarestia che abbiamo preso, a Voi tutti prometto che quanto di cura, di fatiche, di vigilie, di autorità, di consiglio potrò impiegare, e crederò appartenere alla vostra sicurezza, niente ometterò, e quanto fedeli sarete al Senato Veneto farò piena Fede onde possa rendervi degni delle maggiori laudi e premi».

Famagosta 14 Luglio 1570 N.H. Marcantonio Bragadin

Nelle parole del drammatico giuramento del N.H. Marcantonio Bragadin il I Reggimento Veneto Real si trova completamente allineato nella sostanza, e chi ne fa parte non può che sottoscriverne totalmente il significato e l’intensità per farle proprie.

Vale lo stesso, per aver deciso di affidare il nostro gruppo alla Beata Vergine il 21 novembre 2019 nel giorno della Madonna della Salute in una giornata memorabile della quale andremo sempre fieri.

Il Comitato per le Celebrazioni Storiche della Milizia Veneta – I Reggimento Veneto Real ha da sempre un profondo rispetto e vicinanza per la fede cristiana, perché il gruppo, rappresentando formalmente le persone che hanno fatto parte di questa realtà nel periodo storico della Repubblica Veneta, vuole onorarne il ricordo, non solo nel nome ma anche nelle gesta di fedeltà alla stessa Repubblica ed alla sede Patriarcale di cui Venezia è titolare e di cui noi ci riteniamo servitori.

La storia di Venezia infatti si muove con la storia dello stesso patriarcato come raccontato dal Cronicon Gradense dove già nel 579 d.C. si riscontrano la presenza di almeno 6 sedi vescovili all’interno della laguna: Torcello, che in precedenza aveva sede ad Altino, Malamocco, Olivolo, Iesolo, Eracliana, Caorle.

Nel periodo dal 574 al 578, i non ancora “veneziani” si recarono dal papa Benedetto per chiedergli di costituire il castello di Grado come «nova Aquileia». Lo volevano come sede metropolitana «di tutta la Venezia e dell’Istria», chiaro segno di una sistemazione ecclesiale della regione, e proprio a Olivolo/Castello, presso il «castron» romano, dove il patriarca di Grado avrebbe ordinato di edificare una grande chiesa doveva essersi già insediata la popolazione delle isole e del litorale con un vescovo.

Eppure nonostante questo ciò ancora verso la fine del IX sec., pur con i due vescovati ai Grado e Olivolo non si parla di un vescovo di Venezia.

È infatti con l’indipendenza veneziana dall’impero romano d’oriente e la nascita del vescovato di Venezia, appunto nato più tardi da quello olivolense- castellano, che aveva come centro ideale san Marco e la basilica sede della cappella ducale, che Venezia inizia il processo di indipendenza politica e patrocinio a San Marco oscurando quello precedente di San Teodoro.

Pur affievolendosi sempre più il legame con Constantinopoli, Venezia mantenne numerosi collegamenti e liturgie della Chiesa d’Oriente diventando di fatto il collegamento tra oriente e occidente, il punto di incontro tra le due diverse chiese cristiane, lo spazio di laguna che divide la terra dal mare, l’acqua salmastra tra quella dolce e quella salata.

Insomma, Venezia assieme al suo patriarcato inizia ad essere finalmente sé stessa e lo dimostra in numerose occasioni.
Sia quando durante lo scisma sceglie di essere fedele all’obbedienza romana, anche per avere un veneziano al soglio pontificio (Gregorio XII), ma anche quando, pur di non rovinare i buoni rapporti commerciali con la vicina Germania non fece molto per intralciare la diffusione del processo luterano, dimostrando appunto, ancora una volta, come Venezia per sua naturale caratteristica, abbia sempre saputo muoversi abilmente nelle situazioni di ambivalenza cogliendone sempre il meglio.
Per non parlare del XV secolo dove Venezia era una fucina della riforma cattolica, e i rapporti con la curia romana erano sempre difficoltosi dato l’intervento e la vigilanza che la Repubblica che da sempre voleva avere sulla vita ecclesiastica, nomine patriarcali e vescovili comprese.
Infatti, il Seicento si apriva con un problema, quando la nomina del nuovo patriarca era avvenuta, come di consueto, attraverso l’elezione in Senato e questa volta con la scelta di un laico, il senatore Matteo Zane.

L’eletto avrebbe dovuto ricevere non solo l’approvazione pontificia e il pallio ma anche la consacrazione vescovile che ovviamente non arrivò perché vittima nel clima controriformistico del momento. La sede romana non transigeva sulla dottrina teologica e sul controllo del clero, a maggior ragione di un vescovo-patriarca, mentre a Venezia ovviamente tutto ciò era ritenuto e visto come un affronto politico.

Il diniego a cedere da ambedue le parti portò all’irrigidimento e quindi allo scontro, in particolare nel 1606, quando il papa lanciò l’interdetto contro la Repubblica.
Insomma, le vicende legate al Patriarcato di Venezia sono numerose ed appassionanti e fanno capire molto delle caratteristiche della città e della sua predisposizione all’indipendenza politica e religiosa.

Il voto legato alla pestilenza del 1630 con l’erezione del Tempio della Madonna della Salute ancora una volta però dimostrava in realtà quanto Venezia e la sua popolazione fosse legata alla tradizione romana ma quanto allo stesso tempo rivendicasse la propria indipendenza religiosa. Ciò fu dimostrato ancora una volta, quando un pontefice giurista come Benedetto XIV trovava difficoltà a intaccare inveterati diritti della Repubblica nei rapporti tra Chiesa romana e Stato veneziano, ed anche lui, preferì riconfermare a Venezia il diritto di nominare patriarchi e vescovi del dominio, cercando nel limite del possibile, di limitare le sue interferenze in campo ecclesiastico.

Tutto questo finché Venezia decise di esistere come Stato e di non cedere la gestione del suo territorio alla nefanda municipalità giacobina figlia della rivoluzione francese ed agli «scellerati cittadini» come lo stesso patriarca Ludovico Flangini li definì. Persone che avevano messo a soqquadro diritti divini e umani.

Nel periodo napoleonico ci sarebbe stato di peggio, con profanazione, chiusura, demolizione di chiese e di luoghi di culto; arresti di sacerdoti, abbandono del loro ministero, dispute politiche nelle chiese. L’inferno a Venezia.

Negli anni successivi il patriarcato di Venezia perdendo la funzione di Chiesa di Stato perse sempre più la sua importanza ed influenza ecclesiale, ma vanno ricordate comunque le straordinarie figure di Giuseppe Sarto (San Pio X) e Albino Luciani (Papa Giovanni Paolo I) che diedero comunque impulso carisma al patriarcato veneziano portandolo ancora una volta sul soglio petrino.
Attualmente la Chiesa di Venezia è sede metropolitana della provincia ecclesiastica veneta con suffraganee le diocesi di Adria, Belluno-Feltre, Chioggia, Concordia- Pordenone, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Vittorio Veneto.
Della regione ecclesiastica fanno parte anche le sedi arcivescovili di Gorizia e di Trento, con i rispettivi suffraganei di Trieste e di Bolzano- Bressanone
Come Comitato per le Celebrazioni Storiche della Milizia Veneta – I Reggimento Veneto Real auspichiamo una sempre maggior presenza del patriarcato nella collaborazione tra tutte le realtà ecclesiali della chiesa tridentina al fine di crescere nel cammino di studio alla ricerca della verità storica delle nostre vicende alle quali ci associamo come movimento culturale storico, che, pur operando in una cornice laica, ci vede vicini alle vicende cristiane della nostra comunità patriarcale.

Comitato per le Celebrazioni Storiche della Milizia Veneta – I Reggimento Veneto Real

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